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Altri mammiferi

Armadillo

"Senza gli armadilli, non esisterebbe la ricerca sulla lebbra,"  Meyers, Armed Forces Institute (Istituto Forze Armate)

La lebbra fu scoperta studiando gli armadilli selvatici del sud degli Stati Uniti e nel 1974 l'armadillo fu proposto come modello per la ricerca biomedica sulla lebbra.ANCHOR Il corso di questa malattia era simile a quello della malattia nell'uomo, e 8 armadilli su 20 sviluppavano la forma più grave, detta lebbra lepromatosa entro 5 anni dall'inoculazione. La bassa temperatura del loro corpo permette ai batteri di crescere e sono gli unici animali oltre all'uomo a contrarre in modo naturale la forma lepromatosa della lebbra.

Nell'uomo la lebbra colpisce le mani, i piedi, il viso e le orecchie, ovvero le parti più fredde del corpo, e sebbene non porti alla morte, essa può disfigurare seriamente il volto. Può restare non riconosciuta per anni prima che le lesioni appaiano, essa è diffusa in tutto il mondo. Tutte le forme di lebbra sono causate dagli stessi batteri. La grande variazione di gravità della malattia sembra poter essere correlata alle differenze che esistono fra il sistema immunitario di un individuo e quello di un altro. Tentativi di studiare i batteri in vivo utilizzando altri modelli animali sono falliti, come pure sono falliti i tentativi di allevare i batteri in coltura.

La malattia non colpisce gli armadilli nello stesso modo in cui colpisce l'uomo. La bassa temperatura del loro corpo fa sì che la malattia colpisca gli organi centrali come il cervello e il midollo spinale, causando la morte.ANCHOR L'armadillo a nove fasce è diventato la fonte principale per lo studio del Mycobacterium leprae nella ricerca e medicina. La ricerca sul modello dell'armadillo ha permesso lo sviluppo di un vaccino sperimentale contro la lebbra, purificato dai batteri leprae uccisi. L'organizzazione mondiale della sanità (OMS) auspicava che il vaccino debellasse completamente la lebbra.ANCHOR Benchè il piano vaccinale alla fine risultò impraticabile e fu soppresso, lo studio dei batteri purificati favorì una comprensione molto più ampia della lebbra.

Prima del piano vaccinale esisteva un trattamento medico messo a disposizione dei soggetti affetti dalla malattia, ma poichè il Mycobacterium leprae sviluppa rapidamente resistenza, i farmaci devono essere assunti congiuntamente ad altri per ottenere una cura efficace e la suscettibilità alla lebbra varia enormemente da soggetto a soggetto. Il trattamento farmacologico è stato affinato enormemente dalla ricerca con questo modello animale. Le sostanze raffinate dai batteri purificati adesso sono usate come strumenti diagnostici per predire la suscettibilità del soggetto alla lebbra e per pianificare un ciclo di trattamento.

L'armadillo a nove fasce è l'unico mammifero a partorire gemelli congiunti; l'animale partorisce quattro cuccioli identici che si sviluppano all'interno della stessa placenta.ANCHOR Per questo l'armadillo è stato usato per studiare nascite multiple e altri problemi della riproduzione. I quattro cuccioli dell'armadillo costituiscono un grande interesse per gli scienziati in quanto forniscono eccellenti controlli sperimentali per i fattori genetici. Gli armadilli sono stati usati in diversi campi di ricerca, compresi i trapianti d'organo e della cute e nelle indagini sugli agenti che causano il cancro.

Opossum grigio a coda corda

© Phil Mayers, The animal diversity webQuesti piccoli animali hanno dimensioni quasi uguali a quelle di un criceto quando sono completamente adulti. Sono gli opossum a coda corda una delle molte specie di marsupiali senza sacca. Mentre la maggior parte dei marsupiali vive in Australia, gli opossum a coda corta grigi (Monodelphis domestica) sono comuni in alcune parti del Sud America. Sono animali solitari e non socievoli che occasionalmente vivono in casa. Il nome della specie evoca la loro fortuna di poter vivere in una casa, che loro mantengono libera da insetti e parassiti.

L'opossum viene usato in tutto il mondo nell'ambito della ricerca, anche se è più comune nei laboratori degli Stati Uniti che in quelli d'Europa. Possono essere allevati in cattività nonostante la natura aggressiva del Monodelphis domestica.ANCHOR Nel maggio del 2007 viene eseguito il sequenziamento del genoma di M domestica il primo in un marsupiale. I marsupiali sono i parenti più stretti dei mammiferi placentati, compreso l'uomo.ANCHOR I confronti di questo genoma con il DNA umano permetteranno di acquisire una conoscenza più profonda dell'evoluzione dell'essere umano, di come sia organizzato il suo DNA e come i mammiferi placentati differiscano da altri animali.

La struttura del genoma dell'opossum è molto diversa da quella dell'uomo. Per esempio, i geni sono organizzati in nove cromosomi, mentre l'uomo ne presenta 23. Tuttavia, gli studi finora condotti dimostrano che la maggior parte dei 2.000 geni marsupiali trovano i loro corrispondenti nell'uomo.

Questi opossum sono gli unici mammiferi di cui sia risaputo che sviluppano il tumore cutaneo, ovvero il melanoma solamente in risposta alla luce ultravioletta.ANCHOR Poichè la maggior parte dei tumori cutanei nell'uomo si sviluppano in questo modo, questo animale è importante per lo studio del numero crescente di casi di tumore della pelle, e per la scoperta di nuovi metodi di prevenzione e trattamento.

I marsupiali hanno un periodo di gestazione molto breve e partoriscono dei cuccioli minuti e sottosviluppati, paragonabili al feto umano di sei settimane. I cuccioli dell'opossum nascono con le dimensioni di un grano di riso e cercano protezione attaccandosi ai capezzoli della mamma. I cuccioli dei marsupiali fino intorno ai 10 giorni di vita sono in grado di rigenerare il midollo spinale schiacciato o troncato.ANCHOR Lo studio dei meccanismi cellulari che sovrintendono a questa capacità dell'opossum, permetteranno di migliorare la conoscenza dello sviluppo del sistema nervoso e possono contribuire alla scoperta di nuove terapie per le lesioni del midollo spinale.


References

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  8. 7.  Wintzer, M et al. (2004) Strategies for identifying genes that play a role in spinal cord regeneration. J Anat. 204 (1), 3-11

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