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Epatite C

Circa 150 milioni di persone nel mondo sono cronicamente infette con il virus dell’epatite C (HCV).ANCHOR Un’infezione estesa può risultare in una cirrosi del fegato o in un cancro al fegato, che provocano più di 350.000 morti all’anno. Il virus si diffonde tramite il contatto del sangue di una persona infetta, e al momento non esiste un vaccino. HCV è stato identificato nel 1989 come la maggior causa di epatiti non di tipo A e B, fino a quel momento non caratterizzato.ANCHOR

Prime difficoltà
Modelli in vitro
Modelli animali: il topo
Farmaci
Sviluppo di un vaccino
Bibliografia

Prime difficoltà

Il virus per l’epatite C può danneggiare il fegato dopo un certo periodo di tempo, causando cirrosi o cancro.Il virus per l’epatite C colpisce solo gli esseri umani e gli scimpanzé,ANCHOR sebbene non sia presente in natura negli gli scimpanzé selvatici. In passato non era possibile studiare gli effetti del virus in altri animali, e fino al 2005 il virus per l’HCV non poteva essere fatto crescere in culture cellulari in laboratorio. Questo significa che è stato difficile fare progressi nello sviluppo di terapie o di vaccini. La maggior parte delle prime ricerche hanno coinvolto scimpanzé, tuttavia con lo sviluppo di nuove tecnologie è diventato più difficile giustificare l’uso di scimpanzé nella ricerca per l’HCV. Nel giugno 2013, il National Institute of Health degli Stati Uniti – il solo tra i paesi più industrializzati che conduca ricerche sugli scimpanzé – ha annunciato che il numero di scimpanzé per la ricerca sarà drasticamente ridotto.ANCHOR Questo significa che è improbabile che la ricerca sull’epatite C continuerà su questi animali, e la maggior parte del lavoro si concentrerà ora sulle culture cellulari e sui modelli della malattia nel topo.

I modelli in vitro

Nel 2005, le cellule di un cancro al fegato di un paziente giapponese affetto da epatite C sono state fatte crescere in un laboratorio e sono ora diventate una linea di cellule immortalizzate per l’utilizzo nella ricerca.ANCHOR Questo ha dato la possibilità di studiare il ciclo di vita del virus in vitro e ha permesso alla ricerca di progredire più rapidamente. Fino ad allora, sarebbe stato possibile soltanto studiare il tessuto prelevato da una biopsia dopo un’operazione, tuttavia questo materiale sarebbe servito soltanto per scopi limitati, poiché il tessuto sarebbe stato in un stadio avanzato della malattia. La nuova linea cellulare ha tuttavia i suoi inconvenienti: lo studio di quell’unico tipo di cellula del fegato e di quella specifica forma di epatite C limita l’applicabilità di qualsiasi possibile scoperta.

Per sua natura il virus HCV muta rapidamente, anche nella stessa persona possono trovarsi diverse linee genetiche. Nel mondo, ci sono sei tipi principali di HCV,ANCHOR che possono mostrare una differenza di oltre il 30% nella sequenza del DNA. Limitarsi a certi tipi di virus (come il genotipo 1, che è prevalente in nord America) può portare a trascurare altri tipi (come il genotipo 4, trovato in Egitto).

Gli studi in vitro hanno aiutato ad aumentare la nostra comprensione della biologia molecolare di HCV. Per esempio, si è scoperto il modo in cui penetra nella cellula e si replica, seguendo il ciclo di vita del virus. Questa informazione è stata utilizzata da compagnie farmaceutiche per sviluppare nuove terapie per l’epatite.ANCHOR ANCHOR Anche questo ha i suoi limiti, e gli studi in vitro non possono essere usati per investigare le interazioni dei virus con il sistema immunitario. Questo aspetto è particolarmente importante per l’epatite, dal momento che è l’infiammazione causata dalla risposta immunitaria che stimola la cirrosi epatica e il cancro.

Modelli animali: il topo

I ricercatori possono ora usare topi per studiare il ciclo di vita di HCV, accelerando la ricerca per un vaccine.Un modello di epatite C nel topo è stato inizialmente sviluppato con il trapianti di cellule di fegato umano nei topi. Tuttavia, questo modello richiede che i topi abbiamo un sistema immunitario indebolito per poter accettare il trapianto, e questo influenza la risposta al virus ed è difficile da riprodurre in modo affidabile.

Grazie a colture cellulari alcuni ricercatori sono stati in grado di determinare i recettori sulla superficie delle cellule umane che permettono a HCV di identificarle. Con l’inserimento del gene per i recettori umani nei topi, questi diventano suscettibili a HCV. In questo modo i ricercatori possono comprendere meglio il ciclo di vita di HCV.ANCHOR ANCHOR

Poiché il virus per l’epatite C non è ancora in grado di attaccare il sistema immunitario del topo, questo animale è più resistente degli esseri umani al virus – anche dopo l’infezione. Questo riduce l’efficacia della ricerca di un vaccino, perché il ruolo delle cellule-T negli esseri umani è importante per lo sviluppo di un vaccino, e le cellule-T sono prodotte solo quando il virus è in grado di replicarsi.

Farmaci

Per lungo tempo, l’interferone e la ribavirina sono stati i trattamenti standard,ANCHOR tuttavia questi sono efficaci solo in circa metà dei casi. Diversi nuovi trattamenti sono stati approvati negli ultimi anni, e altri sono in fase di sviluppo. Molte di queste terapie sono state sviluppate grazie ai progressi fatti nella ricerca sulle culture cellulari.

Si è osservato che gli anticorpi umani monoclonali impediscono a HCV di penetrare nelle cellule del fegato negli scimpanzé.ANCHOR Questo potrebbe essere molto importante per prevenire l’infezione di fegati trapiantati nei pazienti che soffrono di epatite C. L’epatite C è la prima causa di trapianto di fegato, ma questo non basta a curare il paziente ricevente, perché il nuovo fegato viene infettato dal virus ed è colpito da cirrosi nei dieci anni successivi al trapianto.

Sviluppo di un vaccino

A differenza delle terapie medicinali, lo sviluppo di un vaccino dipende fortemente da modelli in vivo. La rapidità dei recenti progressi nello sviluppo di modelli della malattia nel topo ha dato una forte spinta alla ricerca di un vaccino.


References

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